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Cunt Weirdsexfetish New Safetylove Sex Fetish Sex Fetish Mondo Cinese- Il "mercato" degli studenti cinesi e l'Italia

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), un evento organizzato proprio in quel periodo dal Chinese Service Center for Scholarly Exchange (searche 1337068282124_Re Cunt esearchw Cunt . Fetish isearchz.yo Safetylove .search e B9www%3Bsattey.comFsearch%Bsearch% Weirdsexfetish A Weirdsexfetish PsearchCA Safetylove C53fuck.com%searchC% Cunt E r Fetish Cusearcht Cunt s New f Fetish t%D4%DA%CF%DF%B6%CC%C6%AC+%D5%E6%CA%B5%CD%B5%C7%E9sh Safetylove e Sex Sex s New arh Weirdsexfetish New e Safetylove Cunt s New a New ch1336267333959_R Fetish eissearch Safetylove sesearchrchsearchsa Sex chsearchHXAY-003h Safetylove s Sex a Safetylove ch Safetylove i Weirdsexfetish x Weirdsexfetish e Safetylove fw Weirdsexfetish New h Fetish ngsearchi). “A quanto si dice, le università italiane che si recheranno in Cina a partecipare alla mostra saranno più di dieci, questa si può considerare una novità che colma un vuoto. Dopo anni di letargo, alla fine le grandi porte dell’istruzione italiana si aprono alla Cina, e anche gli atenei italiani cominciano a darsi da fare per ‘accaparrarsi’ studenti nel ‘mercato degli studenti cinesi all’estero’ (Zhongguo liuxuesheng shichang)”2. L’articolo del giornalista cinese, da anni corrispondente a Roma dell’organo del Partito comunista cinese e profondo conoscitore della realtà italiana, prende spunto dalla partecipazione all’evento cinese di un buon numero di Atenei italiani (24), sotto l’egida della CRUI (Conferenza dei rettori delle università italiane), per fare il punto sulla situazione attuale. Se da un lato mette in evidenza la quasi totale assenza del nostro Paese in un qualunque importante progetto formativo cinese, sottolinea per altri versi come nella spregiudicata Cina di questi ultimi anni anche la formazione dei giovani, e in particolare l’istruzione superiore, viene ormai assai pragmaticamente considerata soprattutto come un aspetto, e molto importante, di quel globale mercato nel quale bisogna a tutti i costi, e in tempi rapidi, assicurarsi un posto preminente.

2. Ieri e oggi 

Da tempo sono stati archiviati gli anni dello stretto controllo dello stato (e del partito) sulla preparazione dei “rossi ed esperti” (you hong you zhuan), dei “continuatori della causa rivoluzionaria” (geming shiye jiebanren), di quella ristretta élite che veniva selezionata per frequentare le pochissime università e poi “assegnata” (fenpei) d’ufficio alle diverse “unità di lavoro” (danwei) in base alle esigenze della pianificazione centrale. Il sistema di istruzione superiore e universitario è ormai diventato, in seguito a una serie di riforme sempre più “radicali”, una complessa megastruttura che produce annualmente milioni e milioni di laureati e diplomati che si affacciano su un mondo del lavoro ormai estremamente diversificato, e per molti versi difficilmente controllabile3. Vediamo innanzitutto qualche dato: nel 1992 erano 2,18 milioni gli studenti universitari, ma già nel 1998 erano aumentati fino a 7,8 milioni4 e, secondo l’ultimo Rapporto statistico sullo sviluppo economico e sociale della RPC a cura dell’Ufficio Statistico nazionale cinese5, nel 2004 erano 820mila gli studenti iscritti ai corsi di dottorato (tra cui 326mila matricole e 151mila dottorati), e 13milioni e 335mila gli universitari di primo livello (inclusi 4milioni 473mila matricole e 2milioni 391mila laureati di primo livello). L’anno accademico appena concluso ha visto, lo scorso giugno, la partecipazione all’Esame nazionale di ammissione all’università (gaodeng xuexiao zhaosheng kaoshi, solitamente abbreviato nella formula Gaokao) di 8milioni 670mila diplomati delle diverse scuole superiori. E anche se “il programma di allargamento dell’offerta didattica delle università cinesi iniziato sette anni fa ha, pur fra opinioni discordi, notevolmente migliorato le possibilità di accesso, solo il 54% dei partecipanti all’esame di ammissione potrà quest’anno trovare posto nelle diverse università del paese”6. Resta quindi ancora relativamente bassa la percentuale dei giovani che oggi arrivano a frequentare le università cinesi: si tratta del 17% dei ragazzi in età tra i 18 e i 22 anni, una percentuale che rimane molto al di sotto di altri paesi asiatici, come la Corea del sud o le Filippine, secondo quanto le stesse fonti cinesi rilevano7. E tutto questo malgrado il citato, pur controverso, ampliamento realizzato, a partire dal 1998, attraverso la progressiva apertura da parte delle istituzioni governative sia dell’offerta didattica nel settore degli atenei e istituti statali, sia nei confronti degli investimenti privati, e stranieri; apertura che ha permesso l’istituzione di diversi tipi di scuole superiori e università eufemisticamente definite, in cinese, come minban, letteralmente “gestite dal popolo”, ovvero “non-statali”. Erano, nel 2003 più di 70mila le scuole di questo tipo, con un totale di 14milioni e 160mila studenti, 1879 gli istituti di istruzione di tipo universitario, con un milione e 900mila studenti, e di questi solo 197, con 810mila iscritti, erano autorizzati a conferire diplomi accademici riconosciuti dallo stato8

3. Studiare all’estero!
 

In questo quadro ha assunto un’importanza sempre più decisa la possibilità - del tutto nuova per i cittadini della Repubblica Popolare Cinese - di poter completare, anche a proprie spese, la formazione ed il perfezionamento all’estero. Gioverà ricordare che, a partire dal 1978, per circa 20 anni era stato soltanto grazie all’autorizzazione, e con il controllo, del governo che i giovani cinesi avevano potuto recarsi all’estero, con accordi e finanziamenti regolati su base ufficiale: si trattava di diverse forme di cooperazione intergovernativa, e quindi a spese dello stato, o grazie a borse di studio erogate dal paese ospitante, e quindi senza alcun onere finanziario per le famiglie. In questo periodo vennero inviati 320mila studenti in Università ed istituti di ricerca di 103 paesi (nel 1999 solo 100mila di questi erano tornati in Cina)9; nel 1998 vennero inviati all’estero anche i primi 28 studenti delle scuole medie superiori, sempre su progetti intergovernativi10. La graduale ma netta politica di liberalizzazione che il governo cinese ha intrapreso in questi ultimi anni ha rapidamente provocato un radicale cambiamento nella tipologia del giovane studente cinese che si reca all’estero. “Today, mainland students are no longer political tools. They have become a business”, affermava già nel 1998 il corrispondente da Pechino del South China Morning Post, fornendo questi dati: 40mila studenti cinesi già studiavano nelle Università nord americane, 23mila in quelle giapponesi, tra 5 e 6mila in Gran Bretagna, 4mila500 in Francia, 6mila in Germania, 2mila a Singapore (l’Italia, ovviamente, non viene neppure menzionata)11.

4. Dove vanno? 

Da allora un numero sempre crescente di giovani e meno giovani finalmente ha cominciato a potersi muovere autonomamente, e a proprie spese, in caccia di Corsi di Laurea, Dottorati e Master, anche costosissimi, ovunque. Fino a qualche anno fa erano soprattutto gli Stati Uniti la meta favorita per corsi lunghi e brevi, il grande sogno di centinaia di migliaia di ragazzi, per la cui realizzazione le famiglie si sottoponevano anche a duri sacrifici. Un successo letterario del 2001 (1milione e 100mila copie vendute) è stato Liu Yiting, ragazza di Harvard: la vera storia di un’accurata preparazione12, testo nel quale i genitori della ragazza, fierissimi, descrivono come abbiano scientificamente preparato la loro figlia fin dalla nascita per venire accettata nella più prestigiosa università americana. E il successo di questo progetto “strategico” che vede la diciottenne Liu Yiting accettata non solo da Harvard ma da altre tre prestigiose sedi americane rimbalza prepotente sulla stampa, scatenando forum, dibattiti, richieste di consigli, e favorendo successive pubblicazioni di altre analoghe esperienze13. Dopo l’11 settembre, tuttavia, le politiche restrittive in merito alla concessione di visti agli stranieri hanno prodotto anche il drastico calo nel numero delle presenze di studenti cinesi negli Usa14. Contemporaneamente alcuni paesi europei (tra i quali di sicuro non il nostro) andavano perfezionando procedure di accoglienza nei confronti di studenti stranieri, e cinesi in particolare, che hanno visto innanzitutto una interessante diversificazione riguardo ai contenuti dell’offerta formativa, oltre alla possibilità, a volte, di condizioni relativamente vantaggiose per gli studenti stranieri. La Germania, ad esempio, ha dal 2001 investito 6 milioni di euro l’anno mediante bonus agli Istituti che offrono corsi in inglese, e oggi sono 500 i master in inglese, con un aumento del 27% degli studenti stranieri, in gran parte cinesi e indiani15. Rimane comunque imponente il business degli studenti stranieri innanzitutto per i paesi anglofoni, con Inghilterra, Australia, Irlanda, Nuova Zelanda e Canada che hanno saputo brillantemente colmare eventuali spazi lasciati, forse solo momentaneamente, dal colosso americano. In particolare, nel 2004 le richieste cinesi per le prestigiose Graduate School americane sono diminuite del 45%, dirette molto probabilmente in Europa. Gli Stati Uniti, comunque, continuano a tenere ben stretta in mano la palma delle più prestigiose università nelle quali andare a studiare, e le famiglie cinesi che vogliono investire per il futuro dei loro ragazzi ben conoscono le graduatorie internazionali dei migliori atenei. A questo proposito, lo scorso anno l’Università Jiaotong di Shanghai ha compilato e messo in rete una classifica delle 500 principali università del mondo16 e delle prime 20 ben 17 sono americane, e 170 su tutte e cinquecento!17

5. La raccolta delle informazioni 

Va però ricordato che ancora oggi in un paese come la Cina dove, come si è detto, fino a pochi anni fa era quasi impossibile recarsi all’estero se non per motivi ufficiali, rimane ancora piuttosto complesso il reperimento, per chi voglia andare a studiare all’estero, di informazioni e notizie utili in merito ai documenti necessari, l’autenticazione e il riconoscimento dei titoli di studio, le procedure per l’ottenimento del visto, le modalità per iscriversi nei diversi atenei, e le informazioni sulle condizioni della vita studentesca. Si rivela quindi preziosa la documentazione al riguardo che si trova su nuovi periodici come China Campus - Daxuesheng, un mensile che si pubblica, a cura della redazione del Beijing qingnianbao, a partire dal settembre 2004, o che facilmente si scarica da diversi siti dedicati che fanno capo al Ministero dell’Istruzione cinese il quale, per cercare di tenere sotto controllo una situazione che potrebbe diventare davvero esplosiva18, ha autorizzato alcuni centri e un cospicuo numero di Agenzie di servizi alla gestione ordinata del flusso degli studenti verso l’esterno19. Tali enti da tempo organizzano Fiere, Convegni ed Esposizioni20 per promuovere informazioni e contatti con università e organismi di tutto il mondo, e ordinatamente canalizzare l’imponente ondata di giovani che sempre più consapevolmente vuole e può decidere, finalmente, della propria futura formazione.

6. Chi va all’estero? 
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